ERNESTO COLOMBO

 

Ernesto Colombo propone una sorta di sculture pittoriche che traggono spunto dall’arte primitiva (soprattutto guerrieri stilizzati) per arricchirsi di suggestioni che attingono al dinamismo e alla ritualità di moderne band metropolitane. Viene da pensare ad icone di una cultura bellica in bilico fra età della pietra e civiltà post-atomica, ma spogliati della loro anima guerresca per assurgere a simboli di una aggressività mediata dalla cerebralità della cultura tecnologica contemporanea. E in fondo è proprio la loro intrinseca valenza simbolica ad operare come trait d’union fra antico e moderno lasciando intravvedere l’universalità dei valori traguardati dall’artista.

 



ALBINO PITTI

  

Albino Pitti, (nasce  nel 1951- Italia)  pittore. Da padre tedesco e madre italiana.

 Nel 1966 si stabilisce a Rotterdam e poi  Amsterdam, finito gli studi accademici  diventa  allievo di Pijlmaan.

A Brescia, inizia esporre opere fatte con macchie di colore, di espressione immediata, per passare poi ad una nuova corrente artistica "Espansionismo".

A Madrid crea opere di stile calligrafico, vedi  performance. Si considera la sua pittura per la sua estrema velocita'. Pittura non solo gestuale, ancheanalitica, una pittura di movimento, gesto e colore.

Arte informale  da forti emozioni, sentimenti dettati dal cuore.

Entra a far parte del Transvisionismo, negli anni  ’90. Periodo “Quaderni”e “Fogliacci”  testi di Luciano Carini.

Nel 1992, dedica una quarantina di opere  a Georges Mathieu,  Seguira’ il  libro dedicato “La guerra del Golfo”.

Sotto la direzione del critico  Giorgio di Genova, Pitti  da le dimissioni dal Transvisionismo per  fare parte del GAD “Gruppo Aniconismo Dialettico”.

All’Ateneo di  Madrid, viene  presentato dal critico  Joan Lluís Montane  “Pitti – il genio dell’amore,  dello spazio e del colore”.  Espone una decina di opere “serie nera” dedicate alla madre.

Anni 1997 – 2000, “La Ruta del Torbellino” libro  del percorso artistico di 14000 chilometri d’arte; “Pitti e Montane” esposizioni tra Spagna, Germania, Francia e Italia. Diventa una nuova voce nell’ambito artistico dell’Informale. Pitti partecipa a numerose mostre personali e collettive in tutto il mondo,  e’ presente in numerosi quotidiani, radio e programmi televisivi e periodici d’arte.

Nel 2000 nuove opere,  dittici, trittici di enormi dimensioni. Periodo “Posthac, Materiae, Comiter, Imagine, Aperte”.Pitti, arte della calligrafia universale, forma espressiva profondamente spirituale  che ha una tradizione nell’astrazione lirica. Periodo “Sincere, Aequaliter, Sincere, Celiter, Bellum”. Rappresenta un percorso di crescita interiore che permette di conoscere meglio il mondo in cui viviamo.   Tanto e’ la sua lirica, tanto maggiore e’ la felicita’ personale. Per arrivare a questo risultato bisogna cercare di eliminare il proprio ego e studiare. Nel 2005 dipinge una tela di 50 metri, presso la Fondazione Museale Marguerite d`Este a Balaguer,  Spagna; personale e ultimo concerto come batterista. Periodo “Image, Aperte”. Nel 2007 inizia la collaborazione con la Galleria Arte e Kaos, performance, “ OPERA PRIMA ARCHIVIO”.

La creativita’ di Pitti non e’ il prodotto della coscienza, ma il fenomeno della vita stessa.

 Da luce ad una nuova filosofia dell’ informale ESPANSIONISMO “VIS”.  La vera creazione, e’ lo stato di non mente, l’elevato livello di spiritualita’ il pensiero, le emozioni e le aspettative. “Opera Prima Archivio”, Pitti il colore dell’aria di Giorgio Segato. Il mo(n)do dell’informale di Pitti di Nicola Davide Angerame. Movimenti dell’anima di Gabriele Traverso.

Bisogna liberare la mente e il cuore da ogni distrazione e concentrarsi sul significato dell'arte Pittiana.

 Nel 2010 e’  fondatore di "art, world, force" a Rotterdam.  Pitti opera con naturalezza e fluidita’ nel movimento della mano. E’ come uno scritto semplice e simbolico difficilmente capibile agli occhi non allenati. E’ estremamente sintetico, con la riduzione dell’essenziale raggiungendo il massimo grado di naturalezza. Nel 2011 -  Italia  performance, “VIS”, “Il cammino della vita”,“art, world,force”, “Il percorso della vita”, “Natale club Ferrari,  dipinge il  cofano della Ferrari , f. 3“, “ l'artista e la modella”,  “oriente sole” , “dipinge a Sofia il filobus“………   Viaggia sovente tra l’ Europa e gli States.   E’ sostenitore alla candidatura di Sofia per la Capitale Europea della Cultura 2019.  In marzo 2013 personale al Museo National Gallery di Sofia -  Vis & Vertigo,  curatore Youlian Raytchef, Anna Amendolagine. Performance “VIS - la nascita”, “il percorso della vita”.  Pitti espone nelle principali citta’ d’arte della Bulgaria, riscontrando numerosi successi sia televisivi che giornalistici.   Albino Pitti  è uno dei principali artisti dell’Arte Contemporanea. I suoi dipinti sono esposti in gallerie,  collezioni private,  musei e  fondazioni museali.  Sono numerosi i libri a lui dedicati.

Ma  come descrive il critico Guglielmo Gigliotti “Per Pitti l’opera non  nasce , essa esplode”.



ERNESTO GALIMBERTI


Nasce a Monza nel 1938. Vive e lavora a Monza, dove insegna Educazione Visiva alla scuola di pittura " Paolo Borsa".

Dal 1971, espone continuamente sia in Italia che all'esero.

"Galimberti, comincia a dipingere nel modo più tradizionale del termine, ma fin dall'inizio opera nel segno della Ambiguità, nel senso che le sue figure e le sue storie sono pregne di allusioni e doppi sensi. E' una pittura accesa, di espressionismo esasperato.

Nel frattempo studia Psicologia della Visione. Indaga a fondo (verificandoli sperimentalmente con la pratica pittorica) i fenomeni Psicovisivi e i problemi della percezione.

Questa cultura Gestaltica, lo porta a lavorare nell'ambito fenomenico; in quella zona dell'ambiguità e dell'apparenza in cui la realtà gioca a mostrarsi e a nascondersi, a rivelare e a celare la propria incerta verità..."

Gino Casiraghi



FILIPPO STANISCIA

Espone all'interno delle sue "APPROPRIAZIONI", un particolare genere artistico, revival artistici e soggetti prelevati da opere altrui, per frullarle, mischiarle,sovrapporle, le une con le altre.

Ma quale è la necessità che spinge l'artista a misurarsi in un dialogo a "monologo" con i maestri del passato quali: Modigliani,De Chirico,Picasso e via discorrendo?

Forse, può essere "l'esigenza" di ri-creare il dialogo, di creare condizioni umani "nuove" che possano restituire "immagini del passato" filtrandole in una "semplice purezza".

Non è un caso, a mio avviso, che Staniscia riesca a far confluire le campionature dei suoi soggetti, della sua scacchiera magica, per mezzo di soluzioni modulari, mai ripetitive, nelle quali si celano i "tratti caratteristici", gli "utopistici ritratti" nei quali la collettività si identifica.

La produzione stanisciana, merita attentamente, ma con prudenza, a tracciare un discorso narrativo di tipo biografico, indagando il mistero dello "specchio", smitizzando l'idea dell'icona di tipo wharoliana. Piuttosto è coerente ad un messaggio di filtro dell'immagine contemporanea, vuole "istruire" con la mente e per mezzo delle "figure ambigue" alla necessità di vedere oltre ciò che siamo e siamo stati. La sua storia dell'arte i suoi maestri, nelle sue opere diventano interpreti o, meglio, parti "attoriali": così per mezzo di una recitazione con atti sempre variegati, l'artista sviluppa un linguaggio metateatrale con il quale riusciamo ad entrare all'interno della sua enunciazione narrativa.

L'arte digitale, impiegata dallo stesso e strumento mediatico per elezione, diventa infine, anche, un interessante strumento educativo per aiutarci a comprendere le differenti "compomissioni stilistiche" che ogni suo elaborato comunica.


ALBERTO CUIUS IUCULANO


Nasce a Saronno in provincia di Varese nel 1973. Vive e lavora ad Origgio (VA).

La sua ricerca artistica si avvicina all’action painting per arrivare a contraddirla: il gesto dell’artista diventa controllato attraverso l'utilizzo di strumenti da lui stesso costruiti e si ridimensiona su piccole superfici.

Alberto Cuius Iuculano definisce il suo gesto "slow motion", anche se paradossalmente questo rallenty avviene nella frazione di un istante. Nell'arte di Cuius Iuculano ciò che appare al primo sguardo non racconta mai la verità, solo il fruitore più attento può cogliere i segreti che l'artista nasconde dietro le sue opere. Tale processo ci rimanda alle riflessioni sulla dualità della vita: libertà e controllo; destino e scelta; attimo ed eternità; apparenza e realtà. : Cuius Iuculano cerca di controllare il suo gesto e dilatare l’istante di tempo in cui questo gesto avviene.Una presa di posizione verso una contemporaneità che sembra svilupparsi senza regole e controllo, il cui scopo sembra essere unicamente quello del soddisfacimento di un impulso personale, e che sembra andare incontro ad un ineluttabile disfacimento. L’artista fornisce un nuovo metodo di organizzazione dell’esperienza privata e pubblica, basandosi sulle leggi assodate della matematica e della biologia. Davanti alle opere di questo artista non possiamo passare oltre velocemente.



PAOLO AVANZI

Paolo Avanzi nasce a Rosolina (RO) nel 1958. Risiede a Bresso (Mi). Appproda alle arte figurative, dopo esperienze in ambiti diversificati,

dallo studio del pianoforte alla scrittura di racconti e romanzi. Le sua produzione iniziale è di tipo polimaterico (utilizzo di 

plastiche e smalti) e privilegia l’informale. Il suo stile è caratterizzato da un processo di frammentazione

e deformazione della figura che viene percepita come attraverso 

uno specchio deformante.

Paolo è un pittore che si caratterizza per uno stile improntato ad una scomposizione dell’immagine in una 

serie di tasselli, così che la figura risulta percepita come attraverso una serie di specchi.

Le opere dell’artista possono quindi essere definite come il risultato di un gioco di composizioni e 

ricomposizioni dell’immagine. 

Il termine “s-composizione” riassume appunto questa dialettica fra una tensione distruttiva, tesa alla

frammentazione, e una forza unificatrice tesa invece alla ricostituzione della fisionomia unitaria del concetto rappresentato. Nel processo elaborativo Avanzi si avvale di tecniche di grafica digitale.

 Ma, è soprattutto a livello mentale che avviene la definizione del processo che conduce alla scomposizione

dell’immagine. Le singole tessere rimandano poi ad una meticolosa calibratura delle sfumature cromatiche

della materia (olio o acrilico) sulla tela per rendere in modo intellegibile, agli occhi dell’osservatore, la 

progressiva deformazione della figura. 

Questo processo di composizione e ricomposizione crea nell’osservatore un primo senso di

disorientamento che viene superato “prendendo le distanze” dall’opera. Solo infatti osservando la figura 

rappresentata dalla giusta distanza, è possibile superare la logica della frammentazione e cogliere il senso 

di unitarietà che collega le varie tessere ad un corpo unico. 

Ed è anche questo il processo elaborativo che segue l’autore teso, da un lato a riportare sulla tela con 

estrema minuzia i singoli dettagli (che si sviluppano con geometrica progressione), dall’altro a doversene 

distaccare, fisicamente e mentalmente, per rintracciare quel fil rouge che rende identificabile il soggetto.

 



CESARE MAREMONTI

L'attività pittorica dell'artista Cesare Maremonti che è fatta di colore, armonia e fantasia, traccia con rinnovato impegno un emozione di narrazione esclusiva molto interessante. Sono opere mai casuali o incerte che fanno riferimento ad uno stato d'animo e ad una composizione stilistica. Egli racconta storie di vita, sentimenti, segni e realtà con una sua incantevole veduta pittorica e autonomia espressiva. La capacità di sintesi, il segno strutturale e l'equilibrio gioco cromatico rendono l'opera del Cesare Maremonti di elevato significato estetico e contenutistico.

Monia Malinpensa

 



FRANCESCA RUGGIERO

Nasce a Taranto nel 1959, francesca si occupa di progettazione e grafica. Collabora da sempre con enti locali, università, aziende pubbliche e private, associaizoni, agenzie e case editrici, riviste scentifiche e periodici vari.

docente di grafica e curatrice scenografica e dei costumi di spettacoli del Crest, con il quale collabora attualmente e si occupa dell'area di comunicazione.

Ha realizzato sei opere pittoriche per la Corte d'Appello di Taranto.

La sua prima mostra personale risale al 1975 quale punto d'inizio di un percorso pittorico che negli anni l'ha vista protagonista ed in continua crescita sia personale che tecnica.n importante ciclo di opere dal titolo : ...di fragile materia...nasce da una citazione di un breve testo di Torquato Tasso:

...sguaina di lama in preghiera
quel che i sogni mai hanno osato
nella superbia di un angelo dannato...

Torquato Tasso

 

Angeli sospesi tra voli blu e grigie permanenze,teste bellissime trattengono pance e cuori.

Corazze, avvolgono l'eroe antico, imperituro e inattaccabile isolandolo dal mondo esterno e preservandone lo spirito dalla caducità delle cose.

Gli orpelli irradiano intermittenti bagliori, atti a schiarire il sentiero delle proprie paure.

grandi ali aperte, sostanze spirituali volatili dell'ascensione, veicolano nozioni di realizzazione, elevazione e purificazione.

 



DIEGO RACCONI

Diego Racconi nasce a Milano nel 1968 e rimane attratto fin da giovane dalle arti e dalla pittura. Dopo un esordio da autodidatta, affina nel tempo le capacità tecniche e stilistiche grazie a valenti insegnanti appartenenti a diversi gruppi artistici di cui faceva parte.

La volontà di trasmettere emozioni attraverso la pittura emerge nella realizzazione di opere geometriche astratte, dove contorsioni dripping si sviluppano su trame geometriche. Il rapporto forma-colore-materia rappresenta una personale rielaborazione delle emozioni, rivisitate attraverso un linguaggio codificato di armonie e contrasti. Attualmente l'artista vive e lavora a Senago (Mi).


FABRIZIO CECCARELLI


Nato a Cesena (FC) il 12/11/1965 e residente in Cesenatico.

Appassionato d’arte fin da piccolo, durante gli anni del Liceo Scientifico si è dedicato al disegno e allo studio dell’arte rinascimentale.

Dopo un lungo periodo, negli anni recenti ha ripreso l’attività di disegno e pittura dedicandosi da autodidatta allo studio della pittura ad olio ed, in particolare,  dei maestri dell’arte barocca.

Nel contempo affascinato dall’arte contemporanea ed, in particolare, dalla pop art e dalla street art ha iniziato a creare opere ispirate al mondo del cinema, della moda e della graphic art.

Avendo gusti molto eclettici, le proprie opere spaziano dalle copie d’artista (in particolare di artisti dell’arte barocca quali Reni, Guercino…) a opere moderne.

Nelle proprie opere prevale una rappresentazione figurativa di stampo tradizionale affiancata all’uso di tecniche moderne, quali  l’action painting, dripping etc…  associate all’uso e indicazione di parole e terminologie  al fine di  creare nel fruitore dell’opera una sinergia tra aspetti visuali e fonetici/sonori



IVAN VALSECCHI

Artista autodidatta, più che per passione la sua viene definita una pulsione per l’arte.
Fortemente condizionato dalla costante ricerca della propria identità artistica nel Corso degli anni è riuscito ad elaborare una propria ed unica espressione:
L’ASTRATTO
Parlando con l’artista si comprende da subito come con il proprio linguaggio riesca ad esprimere le ispirazioni che coglie da qualsiasi stimo della quotidianità che lo colpisce o che catturi la sua attenzione.
La totale assenza di vincoli di razionalità gli permette di spaziare su qualsiasi tematica catturi la sua attenzione e gli permette altresì di poter lavorare con gli elementi più vari siano questi tele,legno plastica e stoffa.
A domanda precisa su quale fosse la fonte principale di ispirazione l’artista ha risposto in maniera altrettanto precisa ribadendo che, da ogni cosa che vede o semplicemente ascolta, e che riesce a catturare la sua attenzione, la sua mente rielabora e trasforma in un idea da realizzare concretamente in modo molto istintivo fissandolo in maniera molto decisa sul supporto scelto per l’opera da realizzare.
Guardando infine l’opera completa risulta essere quasi disarmante la facilità di lettura da parte dell’osservatore che, scoperto il soggetto o il significato della stessa, ne coglie immediatamente i tratti di richiamo che ne definiscono a pieno l’identità.





ANTONIO FUMAGALLI

Le opere di Antonio sono tutte caratterizzate dall'uso di uno dei materiali quasi mai sfruttato in ambito artistico: la pelle.

Questo materiale che E' VIVO,caldo e avvolgente lavorato con minuziosa cura interamente a mano permette la realizzazione di opere che non vanno solo guardate ma toccate, fruite e percepite in maniera diretta dall'osservatore.

Le creazioni cosi sapientemente eseguite danno all'artista la possibilità di trasmettere, a chi le osserva, la percezione della massima espressione dell'interiorità e della personale creatività che Antonio riesce a mettere nei propri lavori.

Molte opere dell'artista hanno come tema centrale il rapporto tra la vita interiore e il mondo esteriore, tra intimità e materialità.

La pelle è forse uno dei mezzi piu eccellenti per esprimere questi concetti. infatti, come lui stesso fa osservare, qualunque pezza di pelle ha due lati: quello esterno, generalmente chiamato "fiore", più attraente e accattivante, e quello interno, chiamato "strato reticolare", ramificato, grezzo,usurato.....insomma vissuto.

La pelle è quindi perfetta per esprimere, anche visivamente, questo dualismo, questa contrapposizione, queste due facce in antitesi ma che appartengono alla medesima medaglia.... che è poi la vita umana.


ROBERTA SEDOCCO

La chiamata ai pennelli e' in alcuni casi forte ed irresistibile, in altri une lenta fascinazione che s'insinua sfogliando libri d'arte e frequentando mostre e musei.

Una volta deciso di dedicarsi alla pittura Roberta, come tutti si è posta il problema di creare un proprio stile, che implica la necessita di filtrare spunti e materiale alla luce di una propria sensibilità, che non ha tardato in lei a risvegliarsi e a sugerirle opere che sono l'evidente frutto di una personale presa di possesso dell'arte della raffigurazione.

Roberta propone due scelte fondamentali con infinite varianti che restano virtuosisticamente all'interno di un medesimo intedimento.

Da un lato c'e' un numero gruppo di tele, realizzate in acrilico con l'inserimento di materiali diversi, che rinunciano alla rappresentazione in favore di un astrattismo a casualità relativa; dall'altro un processo di approssimazione alla figura, rappresentata non da un corpo ma da un simbolo dell'intimitò femminile: una sottoveste , un regiseno degli slip.

Il corpo della donna viene rappresentato in assenza di una figura femminile, sostituita da un capo di biancheria disposto nell'ordine che avrebbe se effettivamente indossato.

Tale sapiente disposizione permette di immaginare le splendide forme del corpo della donna con indossati i capi presenti sulla tela, in un'atmosfera di seduzione e di coinvolgimento.

Nelle composizioni astratte, talora arricchite dall'inserimento di particolari materici, Roberta varia tra la leggerezza di un disegno fine e complesso in cui il ricorso ad interventi di dripping molto calcolati conferisce un felice fattore di relativa casualità in una impaginazione calibratissima, di segno sottile.


FABRIZIO BALDACCI

definire l'arte di Fabrizio e' estremamente semplice in quanto le sue opere sono frutto di tecnica e manualità che uniti alla fantasia ed all'inventiva permettono di dar vita a sculture di qualità e contenuto espressivo presente solo tra i grandi artisti.

il ferro e' il suo elemento, un materiale apparentemente povero, ormai morto, che con il lavoro di Fabrizio prende forma ed acquista espressione.

l'artista riesce ad eseguire sculture con materiali apparentemente pesanti come metalli e pietre riuscedo a trasformarli in opere di assoluta leggerezza oltre che dal significato intenso.
la ruggine che se ne impossessa conquista il ferro millimetro per millimetro, giorno per giorno, e dà al ferro colore e movimento. Sembra una storia senza lieto fine, ma è solo la semplice storia di una vita.
Alle figure ed ai soggetti non da mai "un volto "o un'espressione, il significato dell'opera viene percepito dai particolari.

l'artista riesce con le sue opere a materializzare un ricordo,un'immagine,una frase come fosse una vecchia fotografia che ferma un istante del nostro tempo fissandolo in maniera indelebile.


DEBORAH MENDOLICCHIO

La serie di sculture dal titolo ANIME si concretizza in vasi scultura dalle linee fluide ed evanescenti che tutto d'un tratto prendono forme aguzze in punte d'oro zecchino.

L'idea che il prezio caldo oro zecchino suggelli il contatto della fluente anime alla materia.

Il tema quindi è quello storico, tipico delle arti di matrice christiana, dell'insofferenza tra spirito e materia.

Un combattimento tra anima e corpo, spirito e materia, contenuto e contenitore, che in "ANIME" trova un accordo di pace nella purezza dell'oro.


MARINA BERRA

Quando per la prima volta mi sono imbattuto in un opera di Marina Berra la prima sensazione che ho provato e’ stata quella di cercare la soluzione ad un enigma, una specie di rebus che mi veniva implicitamente proposto dall’artista.

Proprio il rebus risulta essere la chiave di lettura per riuscire dapprima a capire e in secondo luogo comprendere il messaggio che l’Artista  vuole trasmettere nelle sue opere.

L’artista ci propone un giusto  connubio tra “verbo” e “immagine”  che, applicate su tela, riescono a liberare il messaggio che marina vuole trasmettere su ogni opera, permettendo all’osservatore di decifrare il rebus che gli si è posto sin dal primo sguardo.

Tutta la ricerca artistica di Marina viene poi completata  unendo un altro componente imprescindibile nelle sue opere ovvero l’uso sapiente della “materia”.

La materia vista in taluni casi  come semplici accostamenti di colore sulla tela ed in altri casi con vere e proprie applicazioni di svariati materiali che, inseriti nel contesto dell’opera donano alla stessa la completezza che merita .  

Soffermandoci ad ammirare i colori, stesi in modo massiccio e denso sulla tela, si comprende da subito che gli stessi siano inseriti su tutta l’opera per rafforzare il valore del “verbo”  vero protagonista dell’opera.

Per quel che concerne la materia o per meglio specificare, i vari materiali che l’artista è solita applicare sulla tela nelle proprie opere, bisogna sempre comprendere prima il messaggio lasciato dall’artista sul quadro ed in secondo luogo scoprire come i materiali seppur semplici servono a rafforzare il messaggio oppure a completarlo in modo deciso.

Tutti questi materiali che, decontestualizzati  dall’opera risultano essere solo dei semplici elementi oppure  materiali di recupero, applicati sulla tela acquisiscono un nuovo valore concedendosi una nuova vita in un contesto del tutto differente da quello per cui erano stati creati.

 Elemento che accomuna tutte le opere di Marina è la percezione di un grande senso di purezza che vede l’artista appropriarsi della responsabilità di diffondere i suoi messaggi “letteralmente” scritti ed impressi sulla tela a tutti coloro che non voglio semplicemente osservare un opera d’arte, restando passivi davanti ad essa, ma vogliono allargare i propri punti di vista comprendendo gli spunti di riflessione proposti.





Alessandro Martini (AMA)

Alessandro Martini in arte “Ama” nasce in provincia di Como nel 1983 dove tutt'oggi vive e lavora restando molto legato alla sua terra d'origine. Sin da giovanissimo si cimenta nella realizzazione di lavori ricalcando opere di grandi maestri che comincia ad apprezzare e riconoscere come dei modelli per la sua formazione.
Dall'utilizzo della carta e sperimentando costantemente, trova la sua collocazione, fatta di interazione tra immagini, parole, pop-art e poesia visiva.
Negli ultimi anni si convince sempre più che l'arte che lo rappresenta viene dalla rivisitazione di opere degli anni settanta e ottanta alla Mario Schifano e Mimmo Rotella.
Nel 2012 partecipa alla Biennale di Montecarlo tramite la galleria "La Telaccia" di Torino e sempre nel 2012 avvia una collaborazione con Telecolor ed Arteinvestimenti che lo portano alle prime aste di livello nazionale con ottimi risultati.
A luglio vanta una pubblicazione sulla rivista Arte Cairo editore. Nel 2013 viene invitato alla biennale di Palermo curata da Paolo Levi ed inaugurata da Vittorio Sgarbi. Sempre quest'anno si convince ad entrare nel gruppo artistico 421 art composto da Arzuffi, Racconi, Basile, Faraci e appunto Martini, realizzando già diversi lavori in collaborazione con questi artisti.





FRANCESCO MESTRIA

nasce a Ferrandina nel 1953, dove attualmente vive e lavora
Molto bravo nel manipolare materiali di ogni tipo, è capace di far emergere da essi sinuose forme e figure.
Verso la fine degli anni ’70 comincia una intensa produzione di “manufatti”, vere e proprie opere d’arte realizzate con la tecnica michelangiolesca della sottrazione. Presto si rende conto che la passione, anche se unita al talento, esige un percorso formativo specifico, per lui fino ad allora impossibile. Così, dopo tante sperimentazioni all’età di 47 anni si iscrive all’Accademia di Belle Arti di Bari, che frequenta assiduamente da studente-lavoratore, dove nel 2002 consegue il diploma nel corso di scultura.
L’esistenza umana è il tema che l’artista predilige: nelle sue opere, sempre velate da una leggera tristezza, l’isolamento della figura è solo apparente poiché il suo volume si inserisce nel contesto spaziale circostante, la sua solitudine è quella della incomunicabilità, la quotidianità del gesto si sublima nella teatralità della costruzione, che acquista un valore scenografico; l’individualismo quindi altro non è che la volontà di ricercare una dimensione sociale dell’uomo.
Le sue figure femminili, pur perfettamente delineate, risultano essere quasi abbozzate nelle forme; grande risalto hanno le braccia, sempre protese verso l’altrui generazione, verso il prossimo; quasi sempre levigate dal tempo si adagiano su vetuste sedute o si detergono in antichi lavabi, meticolosità espressiva che segna la contemporaneità tracciando un binomio imprescindibile tra presente e passato.
Le sue opere acquisiscono lo spazio, lo abitano al pari di un fondale in uno spettacolo drammatico. Come atti a sé stanti di un unico ciclo rappresentativo, ogni realizzazione si rinserra nella propria storia, ed ogni storia è svolgimento e nesso circolare con le altre storie, atomi a rincorrersi ed a comporre la vita. Fantocci senza sembianze e senza nobiltà, sagome ordinarie di cartapesta e plastiche, spesso si vestono di bianco per raccontare ogni colore, per essere ogni volto ed ogni gesto ed ogni destino che l’umanità ha conosciuto nella gran commedia del mondo.



CLAUDIO CAVALIERI

Il percorso di ricerca artistica di Claudio viaggia su due binari paralleli ma spesso intersecati fra loro: pittura e scultura. Partendo dall'elemento pittorico, usato come mezzo per esplorare il colore, passa allo studio delle spazio attraverso l'uso di intonaci impastati con sabbie e vari materiali, approdando infine alla materia vera e propria, alla scultura, all'installazione, destino e conseguenza naturale del continuo anelito ad uscire dalla tela, a conquistarsi un posto nello spazio della realtà.

l'artista eleva a materiale principe il legno, non presentato però nella sua interezza ma sotto forma di scaglie, frammenti recuperati, parti di vecchie strutture, scarti del lavoro umano e dei processi naturali.

La materia porta perciò con sè e su di sè i segni dello scorrere del tempo che se non fosse per questo "recupero artistico" andrebbero persi.

Materiali poveri quindi che nelle sue composizioni riprendono vita con un nuovo significato come ricordi, memorie del mondo naturale e di un tempo passato in continuo colloquio con la storia e con l'ambiente ma soprattutto con la contemporaneità, "rifiuti" ancora vivi della quotidianità.
Sebbene i frammenti, legati fra loro, aggrovigliati, impastati per creare una struttura tridimensionale, siano elemento centrale delle pitture-sculture dell'artista, un ruolo non secondarionella creazione è ricoperto dalla fase pttorica: una colata di colore grumoso che tutto impasta e tutto ricopre riportando l'opera ad unità.

Negli ultimi anni il discorso simbolico sul colore porta l'artista a esplorare varie possibilità cromatiche dal giallo al verde, dal blu al violetto per poi giungere al bianco.

Spazio e tempo sono quindi gli indiscussi protagonisti nell'opera di Cavalieri ed assieme a loro la natura, evocata in tutti i suoi rimandi simbolici ed emozionali in un successivo connubio tra materia e colore dai risvolti spesso anche ludici e giocosi